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Terrarium, la mini-giungla in casa

Avete un appartamento piccolo, senza spazio per le piante? Oppure vorreste averle, ma non avete il tempo o la memoria per annaffiarle? o vi piace da impazzire l’acquario, ma non sapete come tenerlo? O ancora, siete amanti del design e degli oggetti d’arredo? Per tutti voi, e non solo, c’è un’idea che può risolvere la mancanza di tempo, appagare il senso estetico e la voglia di vita, e in più occupare pochissimo spazio: il terrario! Un micro-giardino in uno spazio minimo, sotto controllo, e per giunta difeso dagli animali domestici e dai bambini…

Il contenitore da terrarium

È importante scegliere la “casa” giusta, bella a vedersi e adatta alle piantine: il materiale deve essere il vetro, atossico e inalterabile, incolore e trasparente. 

Il contenitore può essere privo di coperchio oppure chiudibile: nel primo caso sarà un microambiente autoconservante, che veramente richiede cure 2 volte l’anno; nel secondo caso, invece, bisogna bagnare con una certa frequenza: se l’imboccatura è delle stesse o quasi dimensioni delle pareti del contenitore, anche una volta ogni 10 giorni.

Fra i contenitori privi di chiusura ci sono le classiche bocce di vetro “da pesci rossi” e le cassette a parallelepipedo usate per l’acquario o il terrario per tartarughe; fra quelli con tappo vanno bene i grandi barattoli per conserve. Oppure si può optare per una vera e propria serretta in ferro decorato e vetro, in stile vittoriano, con coperchio, reperibile nei migliori Centri di Giardinaggio, o anche per i kit già pronti e completi di accessori.

Scartate tutti i contenitori la cui imboccatura sia troppo stretta per farvi passare non solo le piantine, ma anche gli attrezzini (paletta, rastrello, pinze lunghe, reperibili nei Centri Giardinaggio) che servono per creare il giardino e poi per la minima manutenzione. 

Le piante adatte

Le più facili in assoluto sono indubbiamente le piante grasse, preferibilmente Cactacee o al massimo Crassulacee, di piccole dimensioni: una, o al massimo due in contenitore grande, più alta e/o ramificata e tutte le altre basse e senza rami. Attenzione: si possono inserire solo in un terrarium aperto.

Le piante verdi sono più facili da coltivare rispetto a quelle fiorite. Per esempio, piccole felci (filamentose, a nido d’uccello, Blechnum), giovani palme nane, selaginelle, piccoli esemplari dal fogliame screziato come Hypoestes, Fittonia, Pilea, Peperomia. Vanno bene anche Chlorophytum bichetii, rosa di Jericho, Callisia, le Bromeliacee come la tillandsia, il muschio.

Tra le piante fiorite scegliete quelle adatte al giardino roccioso alpino o marittimo: garantiscono uno sviluppo molto contenuto e hanno pochissime esigenze in fatto di terriccio.

Se optate per le orchidee, usate le mini-Phalaenopsis, alte 20 cm con la spiga fiorale. Quando avranno terminato la fioritura, possiamo sostituirle con altre in fiore.

L’importante è scegliere sempre mini-piante, di quelle in vasetti da 3 cm (le piante grasse) e fino a 10 cm, perché l’ingombro deve essere contenuto. Non esagerate nel numero: lasciate fra loro lo spazio utile alla crescita!

Come realizzarlo

Versate lo strato di drenaggio (2 cm) di palline di argilla espansa o ghiaia grossolana a coprire uniformemente tutto il fondo. Poi aggiungete uno strato di 4 cm di terriccio da semina (per le succulente e le piante da roccaglia o sabbie), di bark (substrato per orchidee) o di terriccio universale (per tutte le altre piante). Mescolate a questi substrati alcuni pezzetti (da 3 a 8, a seconda della grandezza del contenitore) di carbone attivo per agevolare drenaggio e favorire l’assorbimento delle sostanze nutritive.

Quindi svasate e inserite una a una le piantine, parzialmente liberate dalla zolla: per ciascuna allargate le radici sul substrato e poi ricopritele con qualche palettina di terra. 

Alla fine, nebulizzate un po’ d’acqua sulla terra e le piante (non sul vetro); sulle piante grasse vaporizzate solo il terriccio. 

Infine, sistemate gli elementi decorativi prescelti: ghiaia fine, corteccia, sassolini, roccette, pezzetti di ramo, conchiglie, biglie, sabbia… Ora chiudete il terrarium, e godetevelo.

Le cure successive

Se il terrarium è chiuso, la manutenzione è minimale: basta vaporizzare un po’ d’acqua, meglio se decalcificata, ogni 4-6 mesi. Il terrario infatti è in equilibrio: l’acqua assorbita viene rimessa in circolo con la traspirazione fogliare, e ci si accorge che tutto va bene finché si vede il vetro appannato dalla condensa nelle ore più fredde. Se però la condensa permane per più di 48 ore o anche nelle ore più calde, dovete aprire per 2-3 ore il contenitore, per far scendere leggermente l’umidità interna. Se invece è aperto, e quanto più l’apertura è grande, provvedete alla vaporizzazione ogni 10-30 giorni.

Tutti i terrarium vanno poi girati di 180 gradi una volta al mese per consentire angolazioni di luce omogenee a tutte le piante.

Le parti (fiori, foglie) che si seccano man mano si decompongono velocemente nell’ambiente chiuso, fornendo “concime autoprodotto”; nel contenitore aperto vanno invece rimosse con le forbici.

Se, anno dopo anno, le piantine crescono troppo, o muoiono, bisogna estrarle (con le pinze se l’imboccatura è stretta) e sostituirle con altre; quelle troppo grandi vanno invasate normalmente e coltivate come piante singole in vaso.

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