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Erbacee poco assetate, vivono senz’acqua

L’acqua è sempre più scarsa e più preziosa, ma il vero giardiniere non si spaventa, semplicemente cambia strategia e sceglie specie che vivono con poche annaffiature e qualche pioggia (o uragano, come capita ormai spessissimo, senza “spettinarsi” troppo). La Natura è magica, perché offre anche belle soluzioni fiorite senza doverle bagnare quotidianamente, soprattutto in piena terra in giardino. 

Magari luglio non è proprio il mese ideale per la piantagione, perché bisognerebbe annaffiarle quotidianamente per essere sicuri che attecchiscano nonostante il caldo e il secco, ma pensateci seriamente per settembre: potrebbero farvi “svoltare” verso un giardino bellissimo, fioritissimo ma a bassa richiesta idrica, con soddisfazione per la coscienza e per il portafoglio…

Eccovi 5 piante erbacee perenni a bassa richiesta idrica, in fiore per almeno 4 mesi, facilmente reperibili nel vostro Centro di Giardinaggio di fiducia.

Echinacea, la margherita multicolore

Chi ama i fiori a margherita non può perdersi l’echinacea (Echinacea purpurea), che in origine era solo color rosa intenso (un rosa mai banale, che con l’andare della stagione sembra quasi scolorire in un rosa antico di grande pregio), ma adesso si trova anche bianca, gialla, arancione, rossa, rosa, verde, a fiore semplice o doppio o con doppio disco (veramente curiosa), e in diverse taglie (da 30 a 100 cm), per una quarantina di specie e varietà. La fioritura incomincia a fine giugno e continua fino ai primi di ottobre, se vengono eliminati i fiori sfioriti (ma sono piuttosto decorativi anche secchi sulla pianta). È una pianta piena di virtù sia estetiche (le infiorescenze toccano anche i 12 cm di diametro) che medicamentose, di cui si utilizza il rizoma come stimolante del sistema immunitario. 

La pianta va posizionata in pieno sole, su qualunque tipo di terreno (anche sassoso) purché abbia un buon drenaggio. Durante la bella stagione richiede qualche annaffiatura di soccorso se non piove a sufficienza. La concimazione è data da un prodotto a lenta cessione per giardino, da spargere in maggio e in agosto intorno al cespo. In novembre la parte aerea si secca: tagliatela a 20 cm d’altezza e lasciate i residui tutt’intorno al cespo a pacciamarlo. Alla fine di marzo potete tagliare a 5 cm gli steli secchi rimasti: poco dopo spunteranno le nuove foglie. Non è adatta alla vita in vaso, perché produce la metà dei fiori rispetto alla piena terra.

Gaura, ondeggiante al vento

Si è affermata da oltre un decennio per la sua bellezza discreta: ha sottili fusti flessibili, di colore rosso-marrone, molto ramificati, lunghi 40-100 cm, ricoperti da numerose piccole foglie di colore verde-rossastro. Da maggio a ottobre produce lunghe spighe di fiori bianco-rosati, che sbocciano in successione di continuo. Ne esistono anche varietà con fiori bianco candido, rosa o fucsia. È perfetta coltivata in gruppi di diversi esemplari, perché crea un “mare ondeggiante” di rosso (le foglie e gli steli) e rosa o bianco (i fiori).

Gaura lindheimeri è un’ottima scelta, soprattutto nel Nord Italia, per aiuole e bordure a bassissima manutenzione. È un’erbacea perenne che ama le posizioni soleggiate, il terreno sciolto e ben drenato, anche arido (soffre per i ristagni idrici) e non teme assolutamente le temperature più rigide, anche sotto lo zero per buona parte dell’inverno. 

Desidera due sole attenzioni: una buona concimazione, da effettuarsi ogni 15 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore nell’acqua d’annaffiatura oppure con un concime granulare a lenta cessione da distribuire in marzo, giugno e settembre; e irrigazioni settimanali in primavera-estate, se non piove, quando il terreno è bene asciutto; sopporta senza problemi periodi anche lunghi di siccità se è coltivata in piena terra, mentre in vaso va bagnata ogni volta che il substrato si è asciugato. In autunno nelle zone continentali la parte aerea si secca: si lascia appoggiata al terreno come pacciamatura, rimuovendola in marzo, mese in cui comunque bisogna tagliare l’intera pianta a 20 cm dal terreno.

Oxalis, bella per fiori e foglie

Una graziosa piantina, perenne grazie al rizoma ramificato, dal quale si dipartono lunghi piccioli (10-15 cm) che portano foglioline trilobate simili a quelle del trifoglio, di colore verde tenero o striato di viola o completamente viola-porpora a seconda delle varietà. I fiori, a forma di calice, anch’essi con un lungo picciolo, hanno cinque sepali e cinque petali, di colore bianco, bianco rosato con striature più scure, rosa intenso in base alle cultivar; appaiono da aprile a settembre. In giardino pochi rizomi producono in 4-5 anni grandi macchie di foglie e fiori, ma vive discretamente anche in vaso, purché piuttosto grande.

Oxalis acetosella si sviluppa meglio in mezz’ombra ma non teme il pieno sole, soprattutto in piena terra. Si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno, pur preferendo quelli leggeri e poveri di calcio. I rizomi si mettono a dimora in novembre oppure in marzo; in alternativa si piantano le piante in primavera o a fine estate. Si annaffia con regolarità solo se non piove a lungo oppure se sono coltivati in vaso, per tutta l’estate. La concimazione non è indispensabile, ma è possibile distribuire un po’ di concime a lenta cessione in autunno, sia in terra sia in vaso. La parte aerea muore in novembre per spuntare nuovamente in marzo.

Una curiosità: le foglie fresche si possono utilizzare in cucina, aggiungendole all’insalata – senza esagerare – a cui forniscono una delicata nota acidula.

Perovskia, dal mare alla montagna

Salvia yangii: è la ex Perovskia atriplicifolia, secondo le ultime scoperte della Botanica. Ma ugualmente piace per le infiorescenze a pannocchia, composte da numerosissimi fiori minuscoli di colore viola pallido, appetitissimi dalle api, ed è affascinante anche per le foglie argentee, che in primavera emanano un aroma simile a quello della salvia.
Datele posizioni soleggiate (in mancanza, gli steli diventano teneri e tendono a piegarsi) e terreno leggero, povero o poco fertile, sempre ben drenato; si può coltivare anche in suolo calcareo ed è particolarmente adatta per i litorali marittimi. Nelle aiuole va collocata al centro o nello sfondo. Prima della piantagione, da effettuare possibilmente in primavera (oppure in autunno), è consigliabile eliminare le erbacce; non è necessario aggiungere concime, mentre è opportuno bagnare dopo l’impianto; in seguito, la pianta non richiede cure, se non la potatura della chioma, circa 30-40 cm sopra il livello del terreno, ogni anno in primavera.
Per quanto la perovskia sia rustica, resistente al gelo, e non richieda alcuna protezione, può capitare che intense gelate danneggino gli apici dei rami: basterà potarla bassa in primavera per vederla vegetare di nuovo con vigore.

Tulbaghia, non ama l’acqua

Avete un’aiuola o una scarpatina da riempire, ma non avete tempo per curare la manutenzione e l’acqua scarseggia? La Tulbaghia è la pianta che fa per voi. Essendo dotata di un ampio apparato radicale, è adatta a consolidare terreni in pendio.

È una bulbosa perenne alta fino a 25 cm, dalle foglie lineari, lunghe fino a 40 cm, intensamente profumate (d’aglio), che formano grossi cespugli folti, del diametro fino a 50 cm. Produce da giugno a settembre numerosi fusti alti 50 cm, aventi all’apice una leggera infiorescenza di fiori stellati, di colore rosa-violetto.

Preferisce stare in pieno sole e resiste al caldo più che torrido. In inverno può perdere la parte aerea, se la temperatura scende sotto i 5 °C, ma la produrrà nuovamente in primavera. Se rimane, in febbraio è bene sfoltire il cespuglio, eliminando tutte le foglie secche o spezzate. Il terriccio non è importante, a patto che sia sempre ben drenato. Non ama le innaffiature. Può vivere anche senza concime, ma in autunno e in primavera è bene distribuire un po’ di concime granulare a lenta cessione per giardino.

Ha un solo lato negativo: dopo un’abbondante pioggia o quando le foglie si rompono, la pianta sprigiona un forte odore d’aglio, non a tutti gradito.

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